Film

La Storia Vergognosa

Film documentario

 

La storia, le storie

Partivano stipati in piroscafi sovraffollati, spesso navi merci che esportavano generi alimentari e prodotti di miniera.

Erano contadini, braccianti, muratori, operai, artisti di strada, piccoli artigiani, studenti, intellettuali, donne, uomini e bambini.

Molti erano clandestini, imbarcati grazie alla complicità tra le organizzazioni illegali dei passaporti falsi e la fiorente rete che dappertutto lucrava su questo "commercio dei poveri" : armatori in concorrenza tra loro, agenti e rappresentanti interessati solo alle provvigioni, autorità marittime compiacenti, direttori di banche attenti alle rimesse, silenzi prefettizi e parlamentari, giù sino a sindaci, notai e segretari comunali, ufficiali postali, avvocati, albergatori, trattori, capistazione, parroci, scrivani, casalinghe e nobildonne, esattori, usurai...

In Sicilia, pure i "galantuomini" e i mafiosi specializzati nel commercio dei bambini.

 

Sui moli d'imbarco, a Genova, a Napoli, a Palermo, li aspettavano ladri e farabutti di ogni risma.

Sulll'altra riva, i boss e il "padron system". In mare, spesso la morte. Sul piroscafo Frisia, nel 1889, ci furono 27 morti per asfissia e 300 ammalati gravi per fame e sete; sul Cachar, nel 1888, 34 morti per asfissia, sul Carlo Raggio, nello stesso anno, 18 morti per fame. Nel naufragio del Sirio, 1906, non si salvò nessuno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le statistiche dicono che a partire per prima, negli anni Settanta dell'Ottocento, fu la gente del Veneto, seguita poi nell'ordine da Basilicata, Calabria, Abruzzi e Molise, Campania.

Sicilia, Marche ed Umbria, giunte ultime all'emigrazione di massa nei primi del '900, avrebbero "riguadagnato" rapidamente terreno. La Sicilia, soprattutto, con massicce ondate migratorie, la maggioranza, che non si sarebbero più arrestate. L'emigrazione di massa era entrata nel suo "modello di sviluppo".

 

 

La chiamavano la "via dei limoni", era la rotta tra Sicilia e America per l'esportazione dei limoni e della frutta. Divenne la via del grande esodo tra Palermo e New York.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le cronache "americane" di Adolfo Rossi

 

 

Nel 1890, quando pubblica Un italiano in America e Nel Paese dei Dollari, Adolfo Rossi ha poco più di trent'anni. E' già considerato tra i più grandi inviati italiani del suo tempo. Il suo stile è asciutto, descrittivo; le sue inchieste basate sui fatti. Veneto, nativo del Polesine, Rossi ha fatto il suo apprendistato di cronista a New York dove era emigrato da Rovigo, appena ventenne, per sfuggire alla povertà ed alla noia della provincia.

Il giornale è Il progresso italo-americano, fondato da Giuseppe Barsotti, un intraprendente emigrato ligure che a New York ha fatto i soldi affittando letti a castello e brandine sconnesse agli immigrati.

ll Progresso, fondato in dispetto del governativo L'eco d'Italia, si fa in un sottoscala con articoli copiati e incollati a mano. Rossi si concentra invece su quello che gli sta intorno, il suo sguardo si riflette in sostanza quello di tutti gli emigranti di fronte al “nuovo mondo” e alle sue contraddizioni.

Scritte in prima persona, poi raccolte nei due libri-inchiesta Un italiano in America e Nel Paese dei Dollari, le "cronache americane" di Adolfo Rossi sono il filo rosso de La Storia Vergognosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco le assordanti ferrovie cittadine che corrono su binari aerei, il commercio dell'oppio e il circo Barnum, i miliardari della Quinta Avenue, i miseri tenements dei fatiscenti quartieri per gli immigrati, la corruzione e le complicità che lucrano sul lavoro di milioni di esseri umani, i boss e i banchieri, il viaggio con un gruppo di contadini siciliani e veneti dai Five Points di New York al lavoro nelle miniere del Colorado attraverso sette stati...

 

Una "conseguenza necessaria"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2015 la giornalista e documentarista siciliana Nella Condorelli ha firmato soggetto e regia del film documentario 1893. L'inchiesta che ricostruisce una storia mai narrata prima al cinema: il movimento dei Fasci dei Lavoratori nella Sicilia fine Ottocento. In onda su RAI Storia nel maggio del 2016, 1893. L'inchiesta si basa sulla stupefacente inchiesta realizzata in Sicilia, nell'autunno del 1893, a dorso di mulo, da Adolfo Rossi.

Sono 11 corrispondenze, pubblicate tra l'ottobre e il novembre del 1893 sul quotidiano La Tribuna di Roma, e poi raccolte in un libretto, "L'agitazione in Sicilia. Inchiesta sui Fasci dei Lavoratori", edito da Max Kantorowics a Milano nel 1894, e nello stesso anno a Stoccarda con il titolo " Die Bewegung in Sizilien ".

Archiviati alla Biblioteca Alessandrina dell'Università La Sapienza di Roma, messi in rete internet dal sito spazio amico, dopo la riedizione in copie limitate delle edizioni Ila Palma di Palermo (1995), le corrispondenze originali di Rossi sono l'unica testimonianza diretta esistente delle lotte dei Fasci siciliani dei Lavoratori e delle loro ragioni.

Una lezione di giornalismo d'inchiesta incredibilmente attuale che, al tempo, diede vita anche al primo dibattito nazionale sulla libertà di informazione e di stampa. Coinvolgendo quotidiani italiani ed europei, come Il Corriere della Sera e il francese Le Petit Journal.

Messa all'indice dal fascismo, inghiottita dal Novecento, l'inchiesta di Rossi scomparirà come la storia siciliana che racconta.

 

Spiega la regista : Con 1893. L'inchiesta ho voluto rompere il silenzio che da 120 anni censura questa vicenda tutta siciliana di lotte sociali, partendo dall'inchiesta di un grande cronista che non si era piegato al punto di vista governativo e alle versioni ufficiali che consideravano i Fasci "un problema di ordine pubblico".

Quando scende in Sicilia, unico tra tutti i giornalisti del suo tempo, Rossi incontra i fascianti, uomini e donne, capisce che non si tratta nè di briganti nè di cospiratori, ma di contadini laceri e affamati che si sono uniti contro la schiavitù del lavoro nel feudo e la sua mafia.

Lavorare sulla "parola" di Rossi mi ha dato la possibilità di indagare a fondo la storia della Sicilia, la mia terra, e di rovesciare molti luoghi comuni, primo in assoluto quello che vuole siciliani e siciliane sempre a testa china.

 

La Storia Vergognosa, il mio nuovo progetto documentario, nasce da tutto questo. Lo considero una "conseguenza necessaria" di 1893. L'inchiesta, perchè seguendo il filo della storia dei Fasci, è venuta alla luce un'altra vicenda siciliana di partecipazione e impegno sociale.

Una storia collettiva altrettanto censurata, e forse in maniera ancora più grave, visto che la narrazione della Sicilia continua a veicolare l'immagine di una terra "solo di mafia" che ha esportato oltreoceano solo mafia.

Alla fine, quello che viene fuori, è un racconto della storia italiana lungo tutto il Novecento, sino ai nostri giorni, ma a partire dalla Sicilia.".

 

 

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Perchè dimentichiamo ?

 

Fatto dopo fatto, la Storia Vergognosa risale il Novecento.

Sarà Mnemosine, un'attrice di strada, narratrice ambulante, accompagnata da un cantastorie, la voce del popolo, a ricomporre tutti i fili della trama.

Insieme torneranno sulle strade siciliane che videro il grande esodo, tra la gente di oggi, con una domanda centrale rivolta a tutti : perchè dimentichiamo ?

 

Ecco che il viaggio dei contadini siciliani verso una terra sconosciuta, in cerca di futuro, diventa anche metafora dei "viaggi della speranza" di oggi. Si riflette nella condizione delle migliaia di uomini, donne e bambini ogni giorno costretti a migrare da tutti i sud del mondo.

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"Muovendosi tra vecchie e nuove schiavitù, conclude la regista, il documentario universalizza il suo messaggio e chiede alle coscienze smarrite nell'era delle disuguaglianze globali di riflettere sulla condivisione e la ricerca della verità. Sulla Storia che racconta il passato per aiutarci a capire il presente e a progettare il futuro. Senza confini. Perchè la storia non appartiene solo a un popolo ma è patrimonio universale.".

Maria, Santa, Antonio... Venivano dai paesi siciliani che dieci anni prima avevano visto gli scioperi dei Fasci dei Lavoratori, il movimento contro la schiavitù del lavoro nel latifondo nato nel 1891 e, tre anni dopo, nel 1894, represso nel sangue dal fuoco delle truppe regie su ordine del presidente del Consiglio Francesco Crispi, con l'avallo di Umberto I, e dei campieri mafiosi.

I loro nomi si ritrovano nelle liste della Prefettura di Palermo del Regno d'Italia, nelle note riservate dei delegati di Pubblica Sicurezza al ministero degli Interni, nelle cronache dei processi militari del 1894.

Graziati dall'amnistia del 1898, in tanti avrebbero preso la Via dei Limoni diretti verso gli Stati Uniti, terra utopica di libertà e benessere.

Il documentario scava nelle pieghe di questa emigrazione, e ricostrusice una delle sue pagine più censurate : la vita quotidiana, la condizione di lavoro, il contributo dei siciliani, uomini, donne, ragazzi, alle rivendicazioni per i diritti sociali e civili, alla lotta antirazzista.

Intanto, sull'altra riva, quelli che "erano rimasti a casa"...

Relazione di Teodorico Rosati, Ispettore sanitario di bordo, 1901.“Accovacciati sulla coperta, presso le scale, con i piatti tra le gambe, e il pezzo di pane tra i piedi, i nostri emigranti mangiavano il loro pasto come i poveretti alle porte dei conventi. E’ un avvilimento dal lato morale e un pericolo da quello igienico, perché ognuno può immaginarsi che cosa sia una coperta di piroscafo sballottato dal mare sul quale si rovesciano tutte le immondizie volontarie ed involontarie di quella popolazione viaggiante.

< Palermo, 1900

New York, Tenement District Palerme early 1900s Stock Alamy Photos

PICCOLA GUIDA ALLE STORIE.

PERDUTE E RITROVATE

 

New York, 1905. Tra le macerie di un tenement dei Five Points distrutto da un incendio, uno dei tanti che periodicamente devastano New York in questo primo Novecento, la polizia ritrova due lettere bruciacchiate. Recano il timbro postale di un paese siciliano, Lercara Friddi. Serviranno per identificare i resti carbonizzati di Santa Piazza e del fratello Nicola. E' un documento del Gabinetto della Prefettura di Palermo, conservato negli archivi della Gancia, ad informarci che dieci anni prima Santa era alla testa dei tumulti di Lercara contro le tasse inique e la corrotta amministrazione comunale al servizio di baroni e gabelloti, è scampata alla strage del "Natale di sangue", poi di lei si erano perse le tracce...

 

Louisiana 1910. Ecco Maria, era una delle cape del Fascio Femminile di Piana degli Albanesi, alla testa degli scioperi del 1893 contro la mafia del latifondo. Nel 1910, la ritroviamo bracciante in Louisiana, la schiena curva si campi di cotone a fianco dei miseri braccianti neri, controllati a vista da uomini a cavallo armati di winchester. Definita "no white" negli elenchi di Ellis Island, Maria rischierà anche il linciaggio, ma sarà in prima fila negli scioperi delle piantagioni contro i salari da fame.

 

Santo Stefano Quisquina 1911. 25 maggio, il rumore secco di due fucilate squarcia il silenzio del mattino. Assassinato da killer mafiosi, cade Lorenzo Panepinto, maestro elementare, artista, fondatore del Fascio dei Lavoratori di Santo Stefano, uno dei più grossi della provincia di Agrigento. Emigrato in America nel 1907, è ritornato in paese appena un anno dopo e ha riorganizzato la lotta contadina, puntando alle cooperative agricole e alle casse rurali. In Sicilia, come Lombardia e in Emilia, sono ripresi gli scioperi per la terra, è il periodo delle affittanze collettive, ma nell'Isola la faccenda ha un significato particolare: si tratta di eliminare la figura del gabelloto, il mafioso intermediario tra latifondisti e braccianti. Lorenzo, lo uccideranno sull'uscio di casa, con due fucilate al petto.

 

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